91H28F Vorrei essere immortale


Ore 21.34


Oggi? – Oggi.

Stasera? – Stasera, alle undici.


Perché ha scelto proprio me? Voglio dire… lei aveva… molte altre possibilità…

Ha ragione. Infatti ce ne sono stati molti prima di lei, e ne seguiranno infinitamente tanti. Sa, è una questione di ordine… di graduatoria, per così dire. Tanto, prima o poi tocca a tutti. Mi segue?

Certo… certo… è una questione di ordine, sì…

Io esamino tutti i pretendenti, e quelli che scelgo li ordino in una lista: prima uno, poi l’altro, quindi il terzo; lei è il penultimo, oggi. E’ una questione di onestà, non le pare?


Erano seduti in una saletta appartata del locale, presso il tavolo più lontano dalla porta. I fregi floreali in ottone sistemati nell’angolo dei due muri, alla sinistra del suo interlocutore, si innalzavano squillanti fino al soffitto stuccato. L’assordante oscurità in cui era immerso il locale – la vetrata che dava sulla via era all’estremo opposto della sala, e la sera invernale stava rapidamente calando – veniva rischiarata, nell’angolo popolato dai due, dalla dolce luce di una lampada tiffany posizionata alla loro destra, ben ancorata alla parete.


Certo... bisogna essere onesti… L’ho sempre detto, io…

Lei? Sa, ad essere sincero ho sempre pensato che la miglior dote di lei e dei suoi colleghi non sia esattamente l’onestà… o meglio, l’apparire onesti è fondamentale, ma poi la sostanza può essere molto diversa. E lei sicuramente non fa eccezione, anzi, si dice che sia uno dei migliori nel suo campo.

Grazie… ognuno fa del proprio meglio… Ma lei cosa sa di me?


Mentre diceva questo il suo sguardo era fisso nell’angolo che la cravatta del suo interlocutore formava con l’abbottonatura della giacca. Una regimental in reps, fondo blu notte, a righe, sottili ma fitte, di un bianco brillantissimo che emergeva in tutta la sua luminosità dal completo fumo di Londra… Ho visto tante di quelle cravatte oscene, pensò l’anziano, guarda proprio a chi devo vederne portare bene una… L’espressione era immobile nella sua serietà, ma non dava affatto l’impressione d’una persona fredda: era uno di quei visi adatti a coloro, abituati a dare cattive notizie, esperti ad annunciarle nella loro gravità senza però accanirsi ulteriormente sul malcapitato. I suoi occhi chiari, fissi e pazienti, contrastavano con una carnagione sostanzialmente scura.


Noi la seguiamo sempre, per scegliere è importante avere ben chiari i termini della partita. O dico male?

No, no, lei dice benissimo… Solo riguardo all’onestà, sa, io ho un’opinione diversa dalla sua… Voglio dire, l’onestà è importantissima, come detto: io avrei potuto fare ben poco se non avessi avuto dei collaboratori onesti con me. Onesti, voglio dire, che quando loro dicevano qualcosa, era ciò che pensavano… poi ha ragione pure lei, certo, l’apparenza è importante, anche nel mio lavoro come in tutti gli altri però, non penso di più…

Io penserei invece di sì, non crede? Per conservare il posto era fondamentale far sì che venisse vista bene, quindi dare l’idea che ciò che faceva lo compiva per gli altri, che tutti ne avrebbero goduto… l’importante non era tanto la sostanza, quanto l’apparire, non crede?

Ma sì, ma sì, ma in che lavoro non è così? Lei mi vede, io non sono cambiato, sono qui davanti a lei e non mi tiro indietro alle sue richieste… ho molti colleghi che, invece, insomma, si credono Nostro Signore sceso in terra, che probabilmente oggi non sarebbero venuti qui, lo sa lei questo?

Sarebbe stato nel loro interesse partecipare, un’eventuale assenza non li avrebbe giovato, mi creda. Come era nel suo interesse, partecipare, oggi, ed eccola qui davanti a me

Io ho sempre parlato con chiunque, lei lo sa

Io so come è andata

Allora lei sa che ho sempre parlato con tutti, non ho mai rifiutato una domanda… Lei lo sa che io ho sempre seguito la retta via, lei lo sa questo!

Non menta con me – rispose l’altro, abbozzando un sorriso pieno di sufficienza – cosa le gioverebbe a questo punto? Ha sempre seguito la retta via, mi viene a dire oggi… Non ha ancora capito chi sono?

Ore 22.18


Mc Anthony, Carter, Brown: sono soltanto tre nomi, ne potrei elencare decine, centinaia. Tutti episodi in cui lei ha privilegiato il suo interesse privato ed estemporaneo alla giustizia; e non ha esitato a tradire colleghi, amici e collaboratori, senza mai guardare in faccia nessuno: e tutto questo sempre e solo per salire di qualche gradino la scala sociale, per arrivare un attimo più in alto di dov’era prima,per appagare la sua sete di potere!


Mentre il suo interlocutore parlava, l’anziano osservava la propria immagine riflessa nel marmo rosso della finta colonna che gli stava dietro. Fronte alta e capelli all’indietro, per raffigurarlo ai fumettisti dei giornali bastava aggiungere un paio di occhiali grandissimi – che declassavano l’occhio ad un minuscolo puntino nel loro centro – e una fila orizzontale di denti, digrignata in un’espressione molto più adatta ad una carpa che ad un umano.


Mi sta ascoltando?

Certo, certo… lei ora mi ha citato dei nomi, io potrei anche risponderle che non mi dicono niente

Non lo farà

Non lo voglio fare perché io come detto sono una persona onesta, e con lei voglio essere quanto mai corretto… Sa, nella vita che svolge una personalità come me, non sempre si può – come spiegarglielo? – lasciarsi andare… ai sentimenti. Io sono sicuro che quelle persone, quelle persone di cui mi ha appena citato i nomi… insomma, avranno trovato altre occupazioni. Io non posso certo dare un lavoro a tutti! Non sono mica l’ufficio collocamento! E poi ho aiutato tante altre richieste… io non ho mai lasciato inascoltato nessuno…

Pensa di essere stato corretto nel liberarsi di loro?

Cerchi di capirmi… io non sono, non ero un uomo libero: io avevo un compito, dovevo realizzare un progetto, un pensiero, e non sempre questi coincidono con gli interessi momentanei delle persone… ma sicuramente corrispondono con i loro interessi assoluti, con l’interesse della società! A volte si può diventare… un peso per un progetto, anche senza volerlo, ma allora bisognerebbe tirarsi indietro, non lasciare ad altri il peso della scelta, no? Ecco, io mi ero assunto quel peso: non me ne vorrà mica fare una colpa?

Sia onesto, per favore!

Ma le ho già detto che…

Sia onesto! Glielo chiedo ancora una volta: pensa di essere stato corretto, nella sua attività, fino ad oggi? Lasci da parte la furbizia, per oggi, per l’ultima volta… cosa le gioverebbe? Ne ha fatto uso per tutta la sua carriera, ma stasera con me non la aiuterà affatto!

Io ho sempre cercato di fare del mio meglio… poi si può sbagliare ma come dicevano i latini sbagliare è umano: ai miei errori ho cercato sempre di porre rimedio. Se potessi tornare indietro, certo ha ragione lei, molti non ne commetterei più, ma si può tornare indietro?

Ormai è tardi.


Ore 22.57


Io non ci ho mai pensato, sa? Voglio dire, nella vita ho sempre guardato a cosa si potesse fare domani, come si dovesse procedere per arrivare a un qualcosa, quale fosse l’ordine giusto per ottenere un risultato… Non ho mai pensato che un giorno dovessi dire addio a tutto, smettere per sempre… così improvvisamente, poi!

Le cose più importanti sono sempre improvvise

Ma certo, ha ragione qui. Le cose più importanti… sì sì sì… è proprio così. Ma dico io, bisogna essere preparati un po’ a tutto, perché non si sa cosa potrebbe accadere domani, e bisognerà ben assicurare una continuazione al proprio lavoro!

Non tutto si può prevedere

Invece sì, bisogna prevedere tutto, pensare tutto… prima che accada. In modo da avere sempre una soluzione per quelli che verranno dopo che ce ne saremo andati, no?

Lei dove vuole andare?

Ma lei sa… insomma, io nella vita ho sempre cercato il bene, per gli altri

Sia…

Certo, ma sì, anche per me, ma prima per gli altri, però… poi si può sbagliare e non escludo che io a volte abbia sbagliato..ma se non avessi tentato non avrei mai commesso errori: il potere logora, lei che ce l’ha lo sa!

C’è chi esercita il potere senza farsi logorare

Questo è sicuramente il caso suo. Ma creda a me: non fa bene pretendere troppo da se stessi… Poi si finisce come me, mi guardi, cosa ho io ora? Niente. Niente di più degli altri…

Ora non faccia il drammatico; è andata avanti una vita con le sue bassezze e furberie, ma stasera non ci sono imbrogli che reggano!

Ma no, mi creda... Io chi sono in fondo? Non sono mai stato nessuno. Sono nato povero, e quello che sono ora lo devo solo a me… io ho aiutato sempre chi lavorava bene e non ce la faceva… ho sempre ascoltato tutti!

Lei quindi dove pensa di andare, una volta che avremo finito?

Lei lo sa: io ho sempre lavorato per il bene… il bene degli altri; confido in lei, sono certo che ne terrà conto.

Io non ne sarei così convinto

E’ così, mi creda

Se lei pensa che io sia così influenzabile, sappia che il suo destino è già scritto, e da esso non si può scappare. E lasci da parte i sotterfugi, le false riconoscenze, la furberia… con me non attacca

Io mi fido di lei… sono sicuro che saprà riconoscermi i meriti…

Lo sa bene anche lei: sulla bilancia celeste vi saranno i meriti come gli errori, le mancanze, le responsabilità, le parole date e non rispettate, le vendette, gli abusi della fiducia altrui… Onorevole, lei stasera verrà con me.

Quindi non ho speranza?


Il suo interlocutore tacque e, per la prima volta dall’inizio della conversazione, abbassò lo sguardo staccandolo dagli occhi dell’anziano.Durante gli undici battiti della pendola i due rimasero in silenzio, evitando di guardarsi.


Ha ragione

Ha ragione cosa?

Lei ha proprio ragione… non sono stato così irreprensibile… così retto… nella mia carriera. Ma mi creda: io avrei voluto esserlo. No, no… non cerco scusa, ormai sarebbe anche inutile…

No, no, ormai sarebbe inutile… Ho commesso molti sbagli, tanti, forse ha ragione… ho sempre pensato prima ai miei interessi…

Gli errori si pagano sempre, prima o dopo

Ma non per venalità, sa?, o per interessi miei… io credevo e ho sempre creduto negli ideali per cui lavoravo, ma a volte… quegli stessi ideali chiedevano un sacrificio…

Sempre a danno degli altri

No, no, ora non voglio cercare scuse

Fa bene

A cosa gioverebbe?

A nulla, ha ragione

Ma sa una cosa?

Mi dica, sono ancora qui, anche se l’ora che avevamo concordato è ormai giunta…

Mi rattrista… lasciare tutto, così, senza aver potuto concludere, ordinare… chiudere le pratiche, le incombenze...

La morte è sempre imprevista

Sì, certo… ma stavolta lo è di più, io non la aspettavo affatto… nel mio… nella mia convinzione… falsa certo, illusa, sperata… che stavo facendo qualcosa di buono… ero sicuro che avrei avuto più tempo, e che comunque… sì, avrei avuto il tempo di concludere, di trasmettere ad altri ciò in cui credevo… così che anche il giusto che ho fatto potesse avere un futuro…

Non si può. E poi non mi dica che non sapeva… che ha lavorato sempre ispirato dal bene… Di lei si dice che sia stato il re delle astuzie, degli inganni, delle ambiguità d’espressione, delle doppie parole, dei raggiri, delle affermazioni mai dette,delle dichiarazioni smentite… Ha vissuto novant’anni con questi espedientucoli, ma stasera sta parlando con uno più furbo di lei!

Ma anche un piccolo preavviso, per congedarmi… congedarmi da ciò per cui ho lavorato tanti anni…

Lei sa che non si può

Senza dirlo a nessuno, ma se avessi avuto… un preavviso, anche breve, ecco io potrei presentarmi al passaggio molto più sereno

Non si può, lei sa che ciò che mi sta chiedendo non si può fare

Le chiedo poco, niente: mi dia un’ultima possibilità

No

L’anziano vide sul riflesso nella colonna un luccichio sulla propria guancia, e si affrettò a rimuoverlo con il dorso nella mano.

Per favore, una notte soltanto

No, rinvii sono impossibili

Per favore…

No!


La pendola riprese a ticchettare nelle menti dei due. Dopo un certo tempo,l’interlocutore riprese, quasi scusandosi:

No… no, un rinvio proprio non si può… ma voglio essere gentile con lei, in fondo è stata corretta, almeno stasera, e ha capito che la furbizia di fronte al destino non serve a nulla: può… può esprimere un ultimo desiderio, se ciò la può aiutare. Io provvederò alla sua realizzazione.

– … grazie…

Allora, mi dica…


Ore 23.18


Non si faccia attendere troppo, per favore, con lei devo concludere, sono già in ritardo con il prossimo


L’anziano, curvo sotto il peso della proprio cifosi, si era preso gli occhiali nella mano destra e osservava perso le tarsie verdognole del tavolo a cui erano seduti.


Mi dica, allora, c’è qualcosa che posso fare per lei?

– … sì, forse qualcosa c’è…

E allora la dica

Non so se posso…

Dica, dica, poi ci penso io, ma per favore la dica, che sono già in ritardo!

Non vorrei essere un problema

Non ci sono problemi per me, ci penserò io alla realizzazione

Posso?

Dica!

Ma ne è certo?

Ora o mai più

Io non vorrei abusare

La prego, non si faccia attendere oltre, sono già in ritardo!

Allora, se proprio insiste…

Dica, qualunque cosa sia, la dica!

Io... io vorrei essere immortale!


Un saluto veloce, non corrisposto, un cenno col cappello al barista ad indicargli che le consumazioni andavano segnate sul suo conto, e l’anziano uscì, zoppicando come da cinquant’anni a questa parte sotto la sua cifosi; l’autista lo aspettava sulla soglia del locale, con l’ombrello già aperto: – Prego, onorevole, da questa parte, altrimenti si bagna; com’è andato l’incontro? – Bene… molto bene…