TRAZOM31 VORREI ESSERE IMMORTALE


In definitiva è anche in posti come il circolo S. Vigilio che si decidono i destini del mondo.

Intendiamoci, non che debbano esserci per forza quattro mura solide e ben dipinte di un giallo

energetico, e che il suo pavimento piastrellato si debba per forza trovare al di sotto del piano

stradale. O che, nonostante tutto il lindore della sala, ci debba essere un ricordo di muffa che

riporti il pensiero ai luoghi Carbonari della nostra Storia di Indipendenza.

No, le quattro solide mura potrebbero essere anche pareti di una capanna piantata in una qualche

radura della foresta o su un altopiano. Potrebbero essere le aleatorie trame di un telo o l’intreccio

delle fibre di una pelle di montone. Potrebbe essere anche solo una brezza che si sia fermata per

qualche misteriosa ragione a definire un luogo. Ecco, ci deve essere necessariamente un ‘luogo’.

Poi, vediamo, ci deve essere un tempo comune. E questo è più difficile da definire, perché, si sa,

tempus fugit. Ma noi aggiriamo l’ostacolo e diciamo che il tempo è quello di un bisogno comune

‘contemporaneo’. Proprio così, il tempo, indifferente a tutto, dal Big Bang ai giorni nostri, viene

come stoppato nella sua corsa costante e monotona, da una necessità, messo al servizio di una

bisogno: ‐Alt, ferma la tua corsa inutile, qualcuno ha da mettere una pietra miliare, iniziare una

storia. Mettere un punto e a capo!‐

E abbiamo già introdotto il quarto elemento: ‐Qualcuno‐. Non una sola persona ma un insieme di

persone con aspettative comuni, con attitudini e caratteri diversi, a volte complementari altre in

opposizione, ma tutte idealmente convergenti.

Ma non abbiamo da parlare dei Massimi Sistemi e allora sarà giusto che si tracci il ritratto dei

personaggi di questa storia che dà una mano a cambiare il mondo:

• Il Proprietario, o comunque il custode delle quattro mura, avverte la necessità di dare

sostanza ad uno spazio vuoto. A cosa servono quattro bei muri ed un soffitto se non ci

metti dentro un mobilio decente, almeno un tavolo, ed alcune sedie? Si guarda intorno

soddisfatto, parla anche a voce alta, complimentandosi con se stesso, ma l’eco della sala

vuota non gli basta. Deve colmare un vuoto di compagnia: ‐ Che forse da qualche altra

parte ci siano persone alle quali l’eco delle proprie parole non basti?‐ Ha delle idee. E allora

chiama…

• Il Giovane. Elegantemente vestito –strano giovane per i tempi che corrono‐ in giacca e

camicia fresca di bucato. Senza piercing visibili. Educato. Con atteggiamenti cordiali. Con

buona padronanza linguistica, non esibita. Chiede il permesso di sedersi…

• Un Signore distinto che, cosciente della ragione di quell’incontro e forte dell’esperienza

acquisita in tanti anni di lavoro tecnico e organizzativo, è già pronto con penna e

documentazione cartacea a prendere appunti, sottolineare, proporre alternative…

• Una Ragazza. Assente per ragioni di lavoro. Non può essere presente proprio in questa

giornata di convocazione ed in un’altra che, io che scrivo, ho dimenticato. Due giornate alla

settimana non può essere presente: deve essere una ragazza che ha già un ruolo nella

società, immagino autonoma, spero bella presenza…

• Un Signore anziano, in abbigliamento casual, un po’ accaldato perché, pur in anticipo di

qualche minuto sull’orario della convocazione, ha pedalato di buona lena per quattro

chilometri. Ha penna e carta per scrivere ma non dispone della copia cartacea della

convocazione dell’incontro. Forse potrà dare un contributo alla buona riuscita della

riunione…

• Una Signora discreta e cordiale, di piccola statura, con un’aura di competenza

relativamente all’oggetto che la serata dovrà trattare. ‐Una insegnante di materie

letterarie!‐ ha subito pensato lo scrivente, non conoscendola ancora.

Ecco i personaggi della storia ma, proprio per la premessa, potrebbero essere altri, non altrettanto

comodamente seduti in queste poltroncine di legno e metallo che, nelle tende o nelle favelas, si

‘preferisce’ sedersi in terra.

La riunione alla quale questi nostri eroi moderni partecipano, è stata convocata, cogliendo

evidentemente il ‘bisogno’ dei presenti di essere in qualche modo protagonisti della ‘Storia del

mondo’, protagonisti sociali della storia del mondo.

‐ Diamoci un tema, uno spunto, un aggancio qualsiasi… – è stato detto e ‐ scriviamoci una

storia‐ e poi ancora – poiché siamo in una società in cui il merito deve essere riconosciuto,

daremo una medaglia di cartone all’elaborato che, con giudizio insindacabile di una giuria,

sia considerato il più meritevole.‐

D’accordo… d’accordo.

Si capisce che la Signora discreta e cordiale ha già in testa il motto a cui agganciare la storia che

ognuno dovrà scrivere. Dice:‐ Vorrei essere immortale! Questa è la frase che avrei scelto.‐

Nessuno ha obiezioni da fare, anche se quell’ immortale è un po’ spiazzante. Si concordano date e

modalità di consegna dei racconti e i nostri eroi si salutano.

Ora, c’è da superare un altro grande scoglio: devo dare conto degli elaborati dei cinque

partecipanti, molto prima che gli stessi siano stati scritti (sich!). –perché la signora discreta e

gentile farà parte della giuria‐.

Indubbiamente correrò dei rischi, almeno due, contrapposti:

• Di immaginare che non parlino, i racconti, dell’immortalità, ma inseriscano questa frase in

maniera del tutto pretestuosa in una storia che ha altre finalità;

• Di supporre che parlino dell’immortalità come aspirazione umana.

Mi rendo conto che non posso nemmeno lontanamente ipotizzare di centrare un solo racconto

possibile in riferimento al primo caso: perché infinite sono le opzioni che mi si presenterebbero.

Devo necessariamente concentrarmi sul secondo mettendo in discussione quel vorrei

l’immortalità!

E il racconto, o la disquisizione filosofica tra due immaginari personaggi, è questo.

ESSERE,NON ESSERE IMMORTALE

“ Stammi bene a sentire Errante, è così breve la vita che non si ha il tempo di realizzare veramente

alcuno dei propri sogni. Finché sei bambino sono gli altri che decidono per te, poiché l’autonomia

che ti ritrovi è praticamente nulla. Quando vivi la tua adolescenza, hai sogni da realizzare, ma..

sono effimeri, per lo più condizionati dai media, dalle chimere del tuo tempo, non veramente

tuoi…”

“…allora vieni al dunque, quand’è che ti servirebbe ‘sto tempo in più, addirittura il tempo

dell’immortalità!” interrompe già un po’ in agitazione Erwin.

“…mi servirebbe ora che ho chiare le idee di quello che voglio, per realizzare progetti che non ce

la farò mai a concludere per i mille bisogni, non desideri della vita, che ti tolgono energia…”

Erwin osserva Errante: ha indosso un bel completo dell’ Emporio Armani, scarpe di cuoio

all’inglese con quelle doppie cuciture tutt’intorno alla suola, cravatta di seta e camicia Corneliani

‘botton down’. La Cajenne è parcheggiata qui davanti ed occupa uno spazio e mezzo..

“…si certo…perché poi quando si diventa vecchi hai tempo ma non hai energie…” dice Erwin in

tono accomodante ma senza esagerare.

“ Appunto…mi stai prendendo in giro?” esclama Errante al quale la quasi impalpabile ironia non è

sfuggita.

“ …un po’, ma non ti arrabbiare. Ascoltami un momento. Non solo tu vorresti il tempo eterno, ma

una eternità ferma al momento attuale…e all’umanità attorno a te che gli facciamo fare? Rimane

ferma, congelata ad aspettare che tu realizzi i tuoi sogni, con lei…senza di lei?“

“ dai Erwin, non cercare come al solito di razionalizzare i desideri, i sogni. I sogni nascono chissà

dove epperò hanno bisogno di essere alimentati…”

“ …sogni…bi‐sogni. Desideri da concretizzare… Quello che voglio farti capire è che per avere

soddisfatto un desiderio, non è necessario disporre di risorse infinite: l’immortalità! E’ proprio

l’esatto contrario: la limitatezza delle risorse rende l’obiettivo più ambito, impone scelte che… se

vanno nella direzione giusta, ti caricano di legittima soddisfazione. E se i tuoi sogni o bisogni,

Errante, sono orientati non dentro di te, ma fuori di te, avrai anche il riconoscimento di colui il

quale ne beneficierà.”

“ …di nuovo l’Erwin seminarista! Non riuscirai mai a toglierti quell’abito nero e il colletto bianco

inamidato!” Sbotta Errante che non sopporta questi richiami impliciti a comportamenti e pensieri

di valore morale.

“ Calmati…puoi intendere il riconoscimento del beneficiato come vuoi: o la soddisfazione di aver

offerto un beneficio, o la soddisfazione egoistica di essere riconosciuto come benefattore: scegli

tu!”

“ Mi stai rovinando la giornata Erwin!”

“ Aspetta, guardiamo il problema da un altro punto di vista, che forse ti è più congeniale. Il

Riconoscimento Sociale. Più o meno tutti si muovono per questo: guardarsi allo specchio non offre

eccessive soddisfazioni. Bene. Abbiamo bisogno di distinguerci dai nostri simili, ma avendo in

qualche modo un punto di partenza comune: tutti ai ceppi di partenza, più o meno con le stesse

scarpette chiodate, con lo stesso favore di vento. Chi arriva per primo avrà la medaglia! Chi verrà

scoperto all’anti‐doping sarà eliminato! Ecco! L’ Immortalità sarebbe il doping!”

“ Mi stai portando allo sfinimento! “

“ Aspetta un attimo… cameriere per cortesia… due Montenegro con ghiaccio, grazie. Resisti ancora

un poco. Ti lancio l’ultima osservazione. Ho proprio letto sul Corriere, ieri, una pubblicità ad un

libro di Coelho –Il Vincitore è solo‐ Questo concetto è riferito nel libro al rapporto di amore, ma

forse è possibile estenderlo a tutti i rapporti interpersonali. La Immortalità a cui tu aspireresti ti

metterebbe in una condizione di privilegio, quella del vincitore, non per merito, che ti renderebbe

estraneo al gruppo umano. Una specie di alieno a cui nessuno in fondo amerebbe somigliare … che

dici, buono questo Montenegro vero? “

“ Si, buono il Montenegro. Ma adesso cambiamo luogo. Sali in macchina, allarghiamo la

compagnia alle nostre due signore, programmiamoci il tempo di un fine settimana per goderci il

piacere (obiettivo) di stare insieme. “