TRAC29 tempesta


Salima


Quando, vizzo il seno di tua madre,

divenne sterile consolazione,

già saldato avevi il tuo debito alla vita,

Salima.


Ma ancora un biglietto pagherai a costui

che per questa folla di dune

al Mediterraneo ti guida.

Per la speranza che nel tuo grembo

insiste, non perderai l’ombra

che ti precede, e notti

di cristallo ed accecanti soli

supererai, ed una ed una tempesta

di sabbia a ferir le caviglie.



Afrore di nafta ti annuncerà

la riva d’un mare sconosciuto

e sguardi acidi e veloci d’altri traghettatori.

Urla ringhiate ad intimar silenzio e

spinte a comandare un’accelerazione,

senza alcuna pietà, verso quel

legno che somiglia a una bara.

Cricchieranno le doghe ad ogni schiaffo d’onde,

e vomito renderai al mare,

per giorni eterni verso il nord del mondo.



-Svelti bastardi in acqua!- l’ultimo

ordine, temuto e atteso insieme.



Solo la terza via del cuore, per te moeder moed*,

fra un soccorso che preannunci il ritorno

e la fuga verso una schiavitù diversa.



*Moed-er moed : madre e coraggio, in lingua

afrikaans, hanno la stessa radice linguistica

Un Silenzio

In silenzio t’avrei consegnato:

Un battito di ciglia

fermato a mezzo per non

perdermi il tuo sguardo

Un sospiro trattenuto

senza sforzo alcuno

per inebriarmi di ci-o-due

L’accelerazione del battito

di un muscolo

che ti appartiene

Un brivido leggero

che svelto m’avrebbe

percorso la nuca

Ginocchia molli

da reggere appena

il carico d’amore


Un silenzio t’avrei consegnato,

se solo m’avessi detto:

-Ti amo!-


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Al nostro andare

circolare

eterno,

prospettive

non gratuite

apriamo

progressivamente.

Non t’amerò

per sempre.

Non m’amerai

per sempre.

Insieme

sceglieremo

di legarci

consapevolmente.