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Dalila è
Un pulcino implume di colore rosa Due perle nere in un viso ovale Una di cui fidarsi ciecamente L’amica di tutta una vita Uno sguardo dal basso verso l’alto Un vaso di cristalloUn film di crema con dentro una bambina Un bacio premuto forte sulla guancia Il silenzio in mezzo allo schiamazzo Il minimo spazio Un motore a lenta combustione La foto da tenere nel portafogli Il bagaglio per un lungo viaggio Un viaggio pieno di coseUna pregnanza dolce-amara Una presenza che non ti rassicura La sicurezza di una presenza L’attesa di uno sguardo Il senso della danza La misura
ODE PER UN GIOVANE BATTERISTA INNAMORATO (per la confidenza del suo strumento) Vita non ho per me. Io vivo… per la tua. Sempre attendo l’urto del legno che violento o pacato dalle tue mani scende e, in sinusoidi ti rendo l’acceso amore dei tuoi sensi… Restiamo oggi, ti prego, sazii fra queste quatto mura, e non spandiamo al mondo alcun rullìo o isolata nota acuta o grave che le tue mani impongano. Da tempo leggere so i tuoi slanci i tuoi tristi umori, la rabbia infine di giorni vuoti e bui… Ma in questo dì altre corde muovon le tue mani e l’espanso cielo di questa stanza, sarà cornice al dialogo per un amore nuovo. Serra le palpebre e incontra le dolci pupille che aspettavi da tempo: cullale, percorrile, entra nel fondo ch’è aperto e pronto.
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Ad occhi chiusi muovi ora le bacchette chè il legno di noce freme di colpire i tamburi e i piatti, e sulla pelle sabbiata attendo le spazzole e poi ancora il timpano che risuona e il rullante e la grancassa e il crash. Armonia e impulso muovono da me a te e il ritorno è la nostra storia. Celebriamo insieme la gloria di un istante che ha il sapore d’eterno.
Una giornata impegnativa ovvero -come coltivare la conosc(i)enza-
Un libello col Corriere ho avuto, sulla ‘Tolleranza’. Voltair, proprio bravo, a stimolar speranza. Dieci pagine ho letto… piuttosto ridondante A me mi basta, era già esplicito e abbondante. Solo un’euro in più mi dico, si può fare! Il tomo, con copertina azzurra, color del mare Appena un po’ più alto del già presente Cecco Angiolieri poeta, acido e impertinente. Che bella vetrinetta di libri ho sistemato Tutta ordinata da questo e da quel lato. Concedetemi d’essere pieno di sano orgoglio Che avevo detto proprio: Così…così la voglio! Ora una scorsa ai titoli del giornale, quelli importanti. Prima pagina, seconda… e poi avanti A cercare del mio Segno la previsione Che, mi concedo ogni tanto, un’emozione. Torno indietro alla ventisei e fino a trenta…via Di Cronaca italiana o che comunque sia. Sui lutti mi soffermo quelli irrisolti Che abbiano una trama e di risvolti, molti. I fogli di Economia e Cultura a noia mi son venuti Scrivono troppo piccolo e di stimoli son muti! Se tempo m’avanzerà ci torno dopo Adesso mi consolo movendo avanti e indietro il topo. Hai! questo gioco… da tempo mi sconquassa Sì, che sulla ‘Scala della perizia’ è la più bassa. Mettere in fila le carte è un bell’impegno Non sembrerebbe, però ci vuole ingegno. Di puntare gli occhi smetto, su questo vetro Mi sposto solo un po’più in là, di qualche metro Accendo la TV, mi stendo sul divano e mi rilasso
Troverò un punto d’ equilibrio, un po’ più in basso!
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