DOREMI

A caccia con il padre


Fuori dell’ombra

dell’ultimo albero del bosco

uscisti col fucile in spalla

ed io, bambino,

feci a gara col nostro cane

per correrti incontro

e festeggiare la nuova preda

ancora calda fra le tue mani

vittima al sacrificio della nostra cena.

Selvaggio ed acre era

il profumo di sudore e sangue

che avevi su di te

e sui tuoi vestiti grezzi e consunti

ed all’ombra di fronde ventose

dividemmo il pane

tu, io bambino e un cane

poi guardando lontano

aldilà della valle e delle nubi

dicesti “è bello aver mangiato

e sentire ancor fame”.


Fibrillazione

Questo cuore confuso

non si fa controllare

ogni volta che batte

di nascosto da me

la mia vita si prende

senza dirmi il perché

forse sente la voglia

troppo forte di andare

con bagaglio leggero

per potere volare

con lo sguardo del falco

e riuscire a guardare

anche il sole più alto

per carpire le voci

delle nubi e del vento

e il respiro del mare

gioia forte e tormento

e tra un battito e l’altro

lascia un vuoto profondo

il silenzio assoluto

il frastuono del mondo

un periodo infinito

dove nascono e muoiono

i ricordi e i pensieri

in un vortice immobile

di futuro e di ieri.

Un ranocchio

nello stagno silenzioso

senza il fremito di un’onda

né il sospiro più leggero

per far muovere una fronda

un ranocchio timoroso

guarda e ammira di nascosto

il suo oceano addormentato

che la luna piena ha accolto

e le nubi fa nuotare.