alb@cara1 “ADESSO LO SO”


Un incontro extra-ordinario sulla Gilf promenade


Riccardo, un giardiniere della Giardineria Comunale, mio vicino di casa, mi raccontò questa storia straordinaria. Non posso tenerla per me, perché le storie belle vanno condivise (anche le brutte in verità, ma non è questo il caso).

Gli accadde, un bel giorno mentre svolgeva i suoi lavori sul sentiero della passeggiata Gilf, di assistere ad una insolita quanto interessante chiacchierata fra un imponente albero ed un bambino che rispondeva al nome di Peppino.


< Mi dici che ti chiami Peppino? Ho qualche dubbio che tu abbia l’abitudine di chiamarti > ribattè l’albero che aveva voglia di scherzare.

< Mi sembra che sia proprio inutile chiamarsi, Peppino, perché ognuno di noi è sempre lì pronto, a contatto con se stesso. E considerato che è il cervello, che impone alla bocca di pronunciare la parola Peppino, ed il cervello stesso che decodifica il suono emesso, che vuol dire Peppino, allora sarebbe meglio che ti risparmiassi questa fatica. O forse tu abiti di fronte ad una parete di roccia, alta e liscia, e allora ti piace gridare: Peppino… Peppino!!! E aspetti che la parete, che non ha nient’altro da fare, ti rimandi: <Peppino eppino ppino inooo. E’ così? >

Peppino rimase basito. Non solo non gli era mai capitato di sentire parlare un albero, ma che addirittura facesse lo spiritoso, questo era davvero troppo!

Lo guardò fra il contrariato e l’incuriosito, ma non sapeva dove puntare il suo sguardo per cercare quello dell’albero.

Senza rancore però, poiché gli interessava moltissimo continuare questa conversazione, domandò: < Tu come ti chiami?>

< Caro il mio ragazzo! Io non mi chiamo, non conosco il mio nome, non mi chiamano, normalmente non so rispondere ad alcuna domanda che mi sia rivolta, eppure per te, son qui pronto a ‘raccontarmi’ se hai voglia di capire come son fatto, qual’ è la mia storia e perché noi due è utile che ci si intenda.>

< Sento la tua voce… non so esattamente da dove venga… e non capisco se sto sognando, se tutto questo sia reale, e perché sia stato scelto per questa conversazione!>

< E’ reale! e ti prometto che d’ora in avanti non farò più lo spiritoso.

Di te mi è rimasto un ricordo indelebile, allorquando, circa un mese fa, per non perdere l’equilibrio mentre seguivi le evoluzioni di uno scoiattolo, hai allargato le braccia e mi ha abbracciato facendo aderire tutto il tuo corpo su di me.

Devo dire che ho avvertito un calore inaspettato e insolito. Mi sforzai di parlarti, le mie ‘braccia’ si agitarono così tanto che quasi ti spaventasti. Ti allontanasti ed io rinunciai nel tentativo.

Ma oggi, che stranamente non c’è passeggio, possiamo farlo in tranquillità. In effetti non siamo soli, c’è Riccardo il giardiniere, ma non è un tipo curioso e continuerà a fare il suo lavoro senza disturbarci.>


E’ ovvio invece che Riccardo, pur continuando a svolgere la sua attività, tendeva l’orecchio attento ad ogni parola ed è per questo che ha potuto essere così preciso nel riferirmi di quel colloquio.


Peppino è un ragazzo indubbiamente curioso verso la natura, a scuola seguiva con passione le scienze naturali. La botanica lo interessava particolarmente. Passeggiando su per la Tappeiner e la Gilf si era domandato spesso come mai tante piante di varia provenienza erano state concentrate in un ambiente, per alcune molto diverso da quello originario.

Decise allora che poteva farselo spiegare dall’albero… e così gli si rivolse:

< Spiegami, se puoi, come mai vicino a te ci sono piante che provengono dalla Cina, altre dal Giappone, altre ancora come l’Ibisco, che vivrebbe volentieri in zone più calde; ci sono Mandorli vicino a Pini, Corbezzoli ed Erica e poi… Cedri del Libano e Larici. Dimmi, aiutami a capire!>


< Sei un acuto osservatore, bravo Peppino. Anche se probabilmente non avrai girato il mondo, hai capito che noi alberi siamo presenti quasi in ogni parte del globo, ad esclusione delle zone più fredde: il polo Nord e il Polo Sud e dintorni, al di sopra dei 2700 m sul livello del mare e nei deserti più aridi. Ci stiamo attrezzando però per conquistare un po’ alla volta queste terre così ostili. Lo facciamo perché non abbiamo proprio nessuna intenzione di diventare legname da costruzione per mobilia costosissima ed inutile, oppure per farci incenerire su caminetti cittadini tenuti accesi per far invidia agli amici poco sensibili. Ma per tornare alla tua domanda, posso dirti che qui è successo quello che per gli umani è la globalizzazione. Le popolazioni si spostano da un paese all’altro, dove pensano di trovare condizioni più favorevoli per vivere e molti di loro ‘piantano’ lì le loro ‘radici’. Molti di noi sono stati portati dai giardinieri in questo bel posto, ma non è escluso che anche il vento e gli uccelli abbiano contribuito a questa mescolanza.>

<Interessante, non avevo pensato a questa similitudine tra le popolazioni degli alberi e degli uomini!>

< Senti Peppino, ho tante cose da dirti che non mi fermerei più, sai… non ho molte occasioni di ‘parlare’ con qualcuno. Quelli che mi stanno intorno li conosco da secoli e quindi abbiamo esaurito quasi tutti gli argomenti: inutile ormai parlare del tempo, che sarà piovoso o asciutto, arido o nebbioso, soleggiato o così così e noi non ci potremo fare niente… se però tu hai delle domande da farmi, non trattenerti, è così raro trovare una persona con cui parlare, si fa per dire, certo!

Quelli che mi stanno intorno hanno tutti il loro bel nome su una targhetta che gli addetti alle nostre ‘pedicure’ e ‘manicure’, hanno messo accanto ad ognuno.

Io come ti dicevo, non so neanche come mi chiamino, non ho nessuna targhetta che lo dica, cosicchè la gente mi passa vicino, mi guarda, perché modestamente sono un bel fusto, ma poi tira avanti al prossimo e legge il suo nome, inciampando spesso nel pronunciarlo, perché sembra che sia scritto in una lingua strana: il Latino.

< Hei, mi hai sollecitato a farti delle domande, ma poi non ti fermi più e… parli… parli! Chetati un attimo. >

< Hai ragione sto zitto, ma consentimi di muovere le centinaia, migliaia di braccia e dita e unghiette che sono sopra di te ma non ti spaventare come hai fatto la prima volta che mi hai abbracciato. Ogni tanto ho dei brividi perché Zefiro che spira da dove gli vien meglio, mi procura un solletico delizioso…>

<Ho una curiosità da soddisfare… vediamo… come posso dire? Noi umani ci facciamo delle domande, molto spesso sollecitati dai nostri quattro sensi: la vista, l’udito, il gusto, il tatto. Questi sensi ci sono indispensabili anche per decidere se scegliere un gelato per il suo colore o per il suo sapore, oppure per salutare un nostro amico che incrociamo nella via… Ci sono indispensabili qualche volta per scampare ad un pericolo o per capire in anticipo se il passo che stiamo compiendo finirà sulla … cacca, scusami la volgarità, di un cane. Quali sensi hai tu per cavartela nella vita?>

< Beh, certo, piuttosto che schivarle le… cacche dei cani a noi ci vengono incontro, se così posso dire, ma… se aspettiamo un po,’ possono diventare anche utili alle nostre ‘scarpe’ che si trovano, numerosissime, sotto terra. >

<Mi fai ridere, sei simpatico! Hai sempre la risposta pronta!>

<Ma andiamo avanti, vedrò di essere il più chiaro possibile. I nostri sensi sono diversi dai vostri ma credimi, anche noi sappiamo decidere se andare verso la luce o tenersi in ombra, possiamo proteggerci dal freddo o dal troppo caldo. Mi spiego: se voglio più luce perché dei doloretti reumatici mi tormentano, cresco un po’ verso l’alto, incontro al sole e mi … riscaldo, se invece vivo su a Falzeben mi sono attrezzato perché la mia linfa, che corrisponde al tuo sangue, sia ricca di resina e non si ghiacci alle bassissime temperature. Se poi mi trovo su un terreno poco irrorato dall’acqua perché mi hanno fatto un marciapiede intorno, ma fortunatamente lì vicino ci scorre un fiume, allora sono capace di piegarmi, col tempo si intende, e andare con le mie braccia incontro all’acqua…

Capita però che qualcuno di noi per quanto si sforzi, non riesca a trovare l’ambiente giusto per svilupparsi, e rimane con poche braccia striminzite e nude. Col tempo va… come posso dirti… in panchina, ad aspettare la fine della partita, tranquillo che il suo posto sia stato preso da qualcuno con muscoli più potenti. Proprio così, l’importante è vincere la partita, perché il nostro è un –gioco di squadra-!>

<Che ne sai tu dei giochi di squadra, per esempio del gioco del calcio?! Avrai tante scarpe, come dici, sotto terra, ma non mi pare che tu le possa usare per giocare con il pallone?!>

<Certo ragazzo, era solo un semplice esempio per spiegarti come funziona la nostra comunità. Ti ho visto passare diverse volte lungo questo sentiero, con i tuoi amici, con i tuoi genitori e con tuo nonno e spesso ho notato che ti fermi a leggere quelle belle frasi poetiche che sono scritte sulle panchine che lo costeggiano.

Se ti giri un attimo, vedrai che dietro di te ce n’è una con su scritto:- Se la vita ha un senso, è nel suo stesso insistere sul proprio avvenimento. (Piero Bigongiari)->

<Si lo so, la conosco, aspetta un momento che leggo di nuovo… :- Se la vita ha un senso…. – Si certo mi fermo a leggere queste frasi, soprattutto quelle in lingua tedesca o inglese, perché da grande mi piacerebbe fare l’interprete oppure la guida turistica… Su questa panchina con mio nonno ci fermiamo spesso a riposarci. Lui, quando arriva a questo punto della passeggiata è stanco, si ferma a leggere questa frase, poggia il suo bastone e si siede piuttosto pesantemente. Come adesso, vedi, con la schiena appoggiata proprio su questa scritta. Io approfitto del rettilineo che ho davanti per farmi una corsa fino al bar, torno indietro e trovo il nonno che borbotta delle parole… Mi fa ridere il nonno quando parla e non c’è nessuno intorno a lui. Vedo una parte della scritta che sta dietro le sue spalle, ma quello che noto di più e che mi fa ridere veramente è il nome di questo poeta…. Bigongiari! E penso:- il nonno al solito sta bigongiarando!!->

< Fai bene a correre, sviluppa i muscoli e aiuta il cervello ad elaborare idee. Però fammi tornare un momento sul concetto che quella frase poetica esprime. Vedendola scritta da molti anni, ho avuto il tempo di pesarne il significato. Credo voglia dire che il senso della vita sta nel suo perpetuarsi: sono giusti e quindi buoni, tutti quei comportamenti che vanno in questa direzione. Per questo può essere utile ‘andare volontariamente in panchina’ se l’obiettivo è quello di ‘vincere la partita’. -Ha anche altri significati quella scritta, più propriamente filosofici, ma deve ancora passare del tempo perché io e te se ne possa parlare!-

Per questo noi alberi non ci disperiamo quando, ammalati e stanchi, ci stendiamo sul terreno e aspettiamo di diventare humus con il bel contributo di formichine, bruchi, lumache e anche funghi, pensa!>

< Un momento… zitto, zitto, albero! Sta arrivando Riccardo il giardiniere!>

< Ciao Peppino, ti chiami Peppino vero?>

< Si certo…>

<Spostati un momento da quest’albero, devo conficcare nel terreno un’asta con l’etichetta nuova nuova…>

Pum, Pum, Pum! Il boschetto risuona di colpi ben assestati.

< Hai !!!> si sente in un momento.

< Hai detto qualcosa Peppino?!>

< No… no… niente, mi deve aver punto un insetto!>

< Certo… certo. Ogni tanto ce n’è qualcuno dispettoso! Ecco fatto… Leggi tu il nome per cortesia, Peppino! >

< Pinus Ponderosa…>

Si sentì di colpo un agitarsi di rami e decine di uccelli alzarsi contemporaneamente in volo. Gli scoiattoli saltarono velocemente di ramo in ramo e il Picchio, come fa il Giudice in tribunale per richiamare all’ordine, diede una definitiva, potente e prolungata serie di colpi col suo puntuto becco sul tronco secolare.


Poi con un sussurro che solo Peppino poteva udire, arrivarono ai suoi orecchi queste parole:

<Pinus Ponderosa…bello! Adesso lo so!>





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