P09IKL adesso lo so

Mai, contro il destino


Il mio ufficio è uno dei più prestigiosi e puliti dell'intero satellite: è ampio venticinque metri quadrati, ha una finestra in trasparox rinforzato contro il possibile impatto di micro asteroidi, e consente di vedere la superficie di Marte quando Deimos, su cui ci troviamo, ruotando fa scorrere quelle immagini davanti alla finestra

Eppure, pur essendo pulito è sempre grigio e odora di polvere, una caligine scura che ti si appiccica addosso e non te la leva neppure la doccia, neppure lo speciale sapone detergente, neppure una vita lontano da quei posti dimenticati da Dio ma ben impressi nella mente degli uomini che dirigono questa colonia. Se vuoi togliertela di dosso, devi andartene da questo satellite.

Io sono il responsabile dell'ufficio paghe, questa è la denominazione della stanza da venticinque metri quadrati dove mi trovo, e di qui passano ogni giorno centinaia di figure umane, difficile chiamarli ancora uomini, che si guadagnano i loro crediti scavando nelle tossiche miniere di Deimos.

Questi pseudo-umani sono arrivati quassù inseguendo le promesse di pubblicità false che garantivano la ricchezza in pochi anni di duro lavoro. Mentivano, in realtà, solo in parte: il duro lavoro c'è tutto, eccome!

Oppure sono personaggi per niente raccomandabili, sfuggiti alla Polizia Mondiale, che hanno trovato rifugio e salvezza in questo mondo desolato. La Polizia non li insegue su Deimos perché qui la punizione diventa una certezza: da qui è raro e difficile fuggire. Il viaggio Terra-Deimos costa una fortuna, e il viaggio di ritorno viene fatto pagare quella fortuna più il 50%, giusto per speculare sulle disgrazie altrui, e mettere insieme quella somma richiede di essere parsimoniosi al limite dell'avarizia e di lavorare non meno di dieci anni … quindi chi è fuggito in realtà sconterà almeno dieci anni di bagno penale. Supposto che riesca a cavarsela.


Sono davvero pochi coloro che riescono a sopravvivere a lungo, sia fisicamente che mentalmente, e questa è la ragione per cui la riscossione della paga è settimanale. Non è un giorno fisso, tutti i giorni sono giorni di paga e tutti i giorni quella soffocante puzza di miniera entra in questo ufficio insieme alla marea di figure umane che la depositano, sia pure inconsapevolmente, davanti alla mia scrivania da dove consegno nelle loro luride mani, dopo aver rilevato le impronte digitali con lo scanner, quelle miserabili banconote che chiamiamo crediti.


Anch'io sono una vittima della pubblicità ingannevole, adesso lo so. Eppure fra tutte le vittime io sono un privilegiato, perché appartengo alla classe dirigente. Sono venuto quassù con un regolare contratto di tre anni e uno stipendio ragguardevole che mi permetterà di tornare sulla Terra con un discreto gruzzolo.


Però c'è qualcosa che non va.

Io lavoro a Deimos ormai da cinque anni, e sono due anni che tento di andarmene senza riuscirci. L'astronave che collega Deimos con la Terra attracca una volta ogni sei mesi: scarica generi alimentari (quelli che non possono essere coltivati nelle idro-culture di quassù), medicine, esseri umani che non conoscono ancora il futuro che li attende, e tante altre cose. La nave riparte con il minerale estratto e purificato e quei pochi rifiuti umani che sono riusciti a risparmiare e a sopravvivere, e che hanno deciso di tornare a morire sulla terra natale.


Dopo tre anni di lavoro, ho acquistato il biglietto per la Terra con qualche settimana di anticipo sulla data di partenza dell'astronave e ho rassegnato le mie dimissioni al capo del personale della DeimoMines. Due giorni prima della partenza sono stato male, il giorno prima della partenza sono stato ricoverato per un'operazione d'urgenza e sono stato dimesso tre giorni dopo la partenza dell'astronave.

Naturalmente ho chiesto di essere riassunto per ulteriori sei mesi, in attesa del prossimo volo per la Terra, e così sono stato reintegrato nel mio lavoro. Alla scadenza dei sei mesi, con il vecchio biglietto in tasca, e dopo aver seguito la consueta prassi di dimissioni, mi sono recato all'astroporto. Poco prima dell'imbarco ho dovuto andare al bagno dove qualcuno mi ha messo a terra con un colpo alla nuca e mi ha rubato il biglietto. Ovviamente quando sono rinvenuto l'astronave era già partita. Sono tornato dal mio datore di lavoro che è stato molto comprensivo, mi ha reintegrato nel mio incarico e, incredibile generosità, mi ha regalato un biglietto per la prossima occasione di ritorno sulla Terra.

Ho lavorato ulteriori sei mesi, poi mi sono ripresentato all'astroporto per la partenza. Un'avaria al sistema di carico del minerale ha ritardato di qualche ora la partenza dell'astronave. Sarà stata la noia, o il caldo che gravava nelle aree d'attesa, sta di fatto che mi sono addormentato su una poltroncina e nessuno mi ha svegliato prima che l'astronave lasciasse Deimos.

E così sono trascorsi quattro anni e mezzo, diciotto mesi dei quali tentando di lasciare questo satellite ma in realtà continuando a lavorare per la DeimoMines.


Mi sono attrezzato per la partenza del semestre seguente. Ho preso tutte le precauzioni possibili per evitare ancora incidenti che possano trattenermi ulteriormente su Deimos.


All'astroporto mi si avvicina un tipo del tutto diverso da quei pochi poveri diavoli che stanno per imbarcarsi. E' un giornalista inviato dalla Terra, così si presenta lui, per conoscere qualche dettaglio della vita che si conduce all'ombra di Marte. E' vestito sobriamente ma ha un aspetto convincente.

Sto per imbarcarmi per la Terra” rispondo “non ho tempo per lei”.

Lui guarda il grande orologio analogico a soffitto la cui immagine è proiettata su tutte le pareti della sala d'imbarco e mi precisa che manca ancora un'ora alla partenza.

Deposito la mia valigetta a terra, al mio fianco: “E sia” gli dico” però da qui non ci muoviamo. Se vuole farmi domande, me le faccia qui, in piedi”.

D'accordo” mi risponde il giornalista, e comincia a bombardarmi di domande cui posso solo dare risposte ovvie o idiote.

Mi accorgo ad un tratto che il tempo sta trascorrendo molto rapidamente, per cui saluto in modo scortese l'intervistatore mentre ancora sta parlandomi, mi giro di scatto e me ne vado. Ma ho dimenticato che avevo posto a terra al mio fianco la valigetta sulla quale inciampo, cado a terra, batto la testa e …. mi risveglio all'ospedale con una leggera commozione cerebrale, mi dicono.


Sono ormai rassegnato a quella serie di incidenti che continua a succedermi solo quando decido di partire.

Però voglio togliermi un dubbio.

Chiedo al capo del personale un appuntamento per un colloquio, che ottengo subito.


Il capo del personale è sempre stato molto gentile con me. Ed anche questa volta mi attende sorridendo e mi stringe la mano.

Cosa posso fare per lei?” mi chiede.

Ho deciso di non partire più per la Terra” esordisco.

Il sorriso scompare dal volto del capo del personale. “Non che questo ci dispiaccia” quasi sussurra ”ma qual'è la ragione di questa sua rinuncia, se posso chiederglielo?”

Ho provato a lasciare Deimos quattro volte e un incidente mi ha sempre trattenuto su questo satellite. Sono arrivato alla conclusione che Lassù non vogliono farmi partire per, come dire?, lasciarmi vivere. Se dovessi imbarcarmi per la Terra sono sicuro che morirei”.

Il capo del personale era diventato, ora, molto serio. Sapeva che il responsabile dell'ufficio paghe era ammalato di quella malattia che tutti su Deimos contraggono rimanendo a contatto con la polvere dei minatori. E sapeva che lui lo sapeva. Le analisi erano state fatte quelle tre volte che era finito in ospedale e mostravano un lento ma inesorabile peggioramento. Solo il ritorno per tempo sulla Terra gli avrebbe consentito di curarsi e di guarire.

Era indeciso su cosa dire al suo interlocutore.

Non voglio, naturalmente, costringerla a partire, ma mi sento in dovere di aiutarla a verificare la sua ipotesi” replicò dopo qualche secondo “Se alla prossima data di partenza del cargo per la Terra io l'accompagnassi all'astroporto e potesse imbarcarsi senza problemi, lei lascerebbe Deimos?”

Beh, si naturalmente” sospirò il responsabile dell'ufficio paghe “sono piuttosto stanco e sento molto la mancanza della Terra”.

La capisco. Allora due ore prima della partenza dell'astronave lei mi raggiunga nel mio ufficio e insieme andremo all'imbarco”.


Così siamo rimasti d'accordo e così abbiamo fatto.

Quand'è stato il momento sono andato all'ufficio del capo del personale e insieme siamo andati all'astroporto. Insieme abbiamo atteso l'imbarco chiacchierando del più e del meno come due buoni, vecchi amici.

Quando viene il momento, lo saluto ed entro nel ventre del cargo. Sono francamente meravigliato ed eccitato: non mi è successo nulla, nulla! Sono a bordo! Ritorno a casa, finalmente!

L'accelerazione antigravità ci allontana da Deimos dapprima lentamente, poi sempre più velocemente. Io sono comodamente seduto nella mia cuccetta e mi rilasso fino ad addormentarmi in pochi minuti.


* * *


Il capo del personale ritornò nel suo ufficio attraverso il sistema pressurizzato che, come una ragnatela, collegava tutte le aree abitative e lavorative di Deimos. Impiegò circa venti minuti ad arrivarci e in ufficio trovò il presidente della DeimoMines ad attenderlo con una domanda:

E' partito?”

Si” rispose laconicamente.

In quel momento sembrò che la luce nella stanza diventasse più intensa, poi la luminosità lentamente ritornò al livello normale.

Il destino s'è compiuto” esclamò il presidente in un sussurro “nonostante tutti quegli incredibili intoppi ….”


Lungo la rotta per la Terra migliaia di frammenti di astronave si allontanarono velocemente dal punto dell'esplosione disperdendosi nello spazio.

* * *


Da qualche parte, fra le galassie, Satana si rivolse con un ghigno al suo vice e, allungando una mano “paga” gli disse “hai perso la scommessa, non sei riuscito a trattenerlo su Deimos nonostante tutti quei miserabili trucchetti!”

Si, però non è giusto” gli rispose questi con voce lagnosa “Come facevo a sapere che sarebbe stato accompagnato addirittura dall'Arcangelo Gabriele? E cosa avrei potuto fare io contro di lui?”.

Satana esplose in una risata fragorosa.

Questa è la ragione per cui il capo sono IO: non lo sapevi? Adesso lo sai!” e intascò allegramente la vincita.