MNBVCX Avrei voluto calpestare il tuo cadavere, ma ...
Modigliani in verde
Oggi.
Avrei voluto calpestare il tuo cadavere, ma … allora non sapevo ancora ….
Ieri (o domani?).
Di mestiere faccio il cacciatore di taglie.
Sono ricchissimo perché li prendo tutti. In brevissimo tempo.
Le autorità sono stupite della mia abilità ed efficienza e spesso mi chiedono come io faccia.
A loro, ma d'altra parte a nessuno, ho mai rivelato il mio piccolo segreto: io sono telèpate. Sento i pensieri delle persone attraverso uno spazio sufficientemente ampio da poterle raggiungere prima che si dileguino, a meno che non siano molto veloci nell'allontanarsi dal luogo del crimine. Ma anche in questi casi c'è sempre qualche complice che rimane indietro e tramite i suoi pensieri raggiungo tutta la banda.
*****
Quando dalla Prefettura mi hanno chiamato per l'ultimo caso, ho immediatamente rifiutato: mi hanno chiesto di aiutarli a catturare un “imbratta-tele”: un insulto alla mia professionalità.
Poi mi hanno spiegato. Si trattava di un criminale che imbrattava opere esposte nei musei più famosi: il Louvre di Parigi, il Moma di New York, la Tate Gallery di Londra.... Tuttavia, le opere risultavano sempre ripulibili e questo faceva impazzire gli investigatori che, oltre a non riuscire a catturare il colpevole, non riuscivano a capire il senso né il movente di ciò che l'imbratta-tele faceva.
Mi hanno proposto una cifra non rifiutabile per catturare quel fastidio, per cui mi sono spostato subito a New York e mi sono stabilito in un albergo vicino al Guggenheim, museo ancora intoccato dal vandalo.
Per trascorrere il tempo unendo l'utile al dilettevole sono andato a visitarlo di mattina, alla sua apertura, tenendo aperti i miei canali di ascolto mentale e filtrando i pensieri della folla per selezionare solo quelli con intenti criminosi. Ho trascorso così la mattinata. All´ora di pranzo mi sono seduto al tavolo di un ristorante interno. Mentre ero in attesa del cameriere, ho sentito che qualcosa non andava. Ho impiegato un po' a capire ma alla fine ci sono arrivato. Non mi stava arrivando il pensiero di una persona. Era un giovanotto sulla trentina, un bel volto sorridente, vestito in modo decoroso, il più anonimo possibile. Era seduto ad un tavolo poco distante, di fronte al mio. Da come sporgeva dalla sedia, il giovanotto doveva essere alto fra 180 e 190 cm, più o meno come me.
Lo fissai, incuriosito, e lui mi ricambiò con una rapida occhiata ma poi continuò ad aggredire il cibo che aveva nel piatto. Mi domandai se quell'essere umano fosse privo di pensieri, oppure fosse stato lobotomizzato oppure, e questa considerazione mi agghiacciò, fosse un alieno o un telèpate come me che mascherava i suoi pensieri.
Non arrivai ad alcuna conclusione sensata.
Ero alle prese con la mia bistecca da una libbra che il cameriere mi aveva portato da poco, quando notai il giovanotto lasciare il tavolo e dirigersi verso la cassa. Avrei seguito il suo non pensiero più tardi per cercare di capire chi egli fosse.
Feci appena in tempo a inghiottire l'ultimo boccone di carne che mi raggiunse un pensiero: questo nudo di Modigliani sta bene in viola. Un attimo dopo mi arrivarono le grida di molte persone che coprivano una risata squillante. Letteralmente volai alla vicina sala d'esposizione dove era presente quel Modigliani e feci in tempo a vedere quel giovanotto che, con ancora in mano una bombola spry viola, stava infilandosi nella toilette vicina. Corsi verso di lui che mi guardò ridendo e scomparve chiudendosi la porta alle spalle. Un attimo dopo aprii quella porta, e mi guardai intorno: c'erano alcune persone ma non lui! Aprii tutti i gabinetti sotto lo sguardo di disapprovazione dei presenti e attesi per veder uscire le persone da quelli occupati, ma del giovanotto nessuna traccia! Nè percepii più il suo non pensiero.
Come aveva potuto fuggire? Era un trasformista? Uscii dalla toilette e mi presentai alla polizia che nel frattempo era sopraggiunta, mostrando all'ispettore capo le mie credenziali. Poi raccontai come s'erano svolti i fatti, omettendo, naturalmente, la parte riguardante i miei e i suoi pensieri.
Mi sentivo un po' abbattuto. Uscii dal museo e vagai per la città come un turista qualsiasi. A sera mi sedetti al tavolo di un bar per un aperitivo. La mia mente non coglieva se non i pensieri della gente comune, ma improvvisamente … ecco di nuovo il non pensiero. Mi guardai intorno, ma non vidi il giovanotto.
“Non preoccuparti di vedermi” sentii improvvisamente nella mia mente “possiamo parlarci in questo modo”
“Chi sei” risposi telepaticamente “perchè sfregi le opere d'arte?”
Mi rispose la sua risata “E' un passatempo divertente; d'altra parte non faccio nulla di male visto che le opere vengono sempre ripulite bene ...”.
“Ti prenderò” risposi “ti prenderò ovunque e comunque tu ti nasconda”
La sua risata si fece più forte nella mia mente “Dubito che ci riuscirai mai, a meno che tu non sappia viaggiare nel tempo ...”.
Il mio cuore perse alcuni battiti “Cosa vuoi dire?”
Ma la sua risata, insieme al suo pensiero, s'erano spenti nella mia mente.
Inquieto, tornai di guardia al museo dove per il resto del pomeriggio non successe nulla.
Trascorsero alcune giornate noiose: il tempo scandiva le ore e i giorni, ed io cominciavo ad annoiarmi. Era ormai sera inoltrata e i visitatori del Guggenheim stavano sciamando all´esterno, così decisi anch´io di ritornare in albergo. Improvvisamente sobbalzai e schermai immediatamente la mia mente: avevo percepito il suo non pensiero.
Questa volta non mi sarebbe sfuggito. Estrassi la pistola, deciso a sparargli prima che mi scomparisse di nuovo, e mi misi a correre in direzione di quel vuoto di pensiero. Mentre mi avvicinavo al luogo dove lui si trovava, scansando gli ormai rari visitatori, colsi il suo pensiero “ma che diavolo …. perchè l´hanno ripulito? Non gli piace il viola? E allora … ma sì … vediamo … ecco, un bel verde cromo!”
Arrivai che stava completando l´opera. Mi sentì arrivare e si girò. Mi vide, con un ghigno mi lanciò la bomboletta spry e si mise a correre per sfuggirmi tra le urla di spavento dei rari visitatori che si dileguarono con encomiabile solerzia. Alzai la pistola col silenziatore e sparai, colpendolo ad una gamba. Lui crollò di peso e con le lacrime agli occhi per il dolore “ma sei pazzo” mi urlò. Mi avvicinai con la pistola sempre puntata, e questa volta il ghigno era sul mio volto; avrei voluto colpirlo anche all´altra gamba, avrei addirittura voluto calpestare il suo cadavere, ma ....
“Smetti di strillare” gli ringhiai “un´altra volta pensaci bene prima di imbrattare questi capolavori”.
Lui smise di lamentarsi, ma il suo respiro era ansante per il dolore e la paura.
“Non ti rendi conto di cosa hai fatto? Se tu mi avessi ucciso, avresti cambiato il futuro!”
“E´ solo una ferita lieve” risposi tranquillo “Sei il primo che sento delirare per una semplice ferita”
“Stupido, stupido, stupido” mi rispose con le lacrime agli occhi “Ma non l´hai capito? Io viaggio nel tempo e i quadri li imbratto perchè mi diverto a vedere la reazione delle persone. Non posso neppure imbrattarli definitivamente, perché anche in questo caso altererei il futuro”.
Cominciai a farmi attento e il ghigno mi scomparve dal volto.
“Non ti sei spiegato come ho fatto a sfuggirti la volta precedente?” chiese “Io non mi sono mosso da lì, ma mi sono spostato in un tempo diverso e quindi tu non potevi vedermi”. Si stava tamponando la ferita, che sanguinava, con un fazzoletto.
Il mio cervello reagì immediatamente. “E allora perchè non sei scomparso adesso?” chiesi con cattiveria.
“Per spostarsi nel tempo è necessaria l´integrità fisica” sudava e parlava a fatica “adesso sono immobilizzato qui fino a quando non sarò completamente guarito”.
Riflettei per qualche attimo, poi improvvisamente scoppiai a ridere, una risata irrefrenabile ma per nulla divertita. Lui mi osservò preoccupato e quando smisi me ne chiese la ragione.
“Ci siamo messi entrambi in un bel pasticcio, amico mio” gli dissi “Naturalmente appena ti affiderò alle guardie ti sbatteranno in galera, ma tu appena guarito fuggirai ritornando nel tuo tempo; quindi non sconterai la pena e allora dovrò dire alle guardie che quando sarai prossimo alla guarigione ti sparino nuovamente ad una gamba ....”
Lo guardai con malevolenza mentre sul suo volto compariva l´orrore della comprensione.
“Sei pazzo!” urlò “non puoi farmi questo..”
“Certo che posso” gli ringhiai “ a meno che ...”
Si aggrappò a quella possibile via d´uscita “A meno che?” chiese.
“A meno che tu non mi prometta che lascerai in pace questo tempo. Hai visto che sono in grado di rintracciarti” qui mentii un po' ”quindi ….. decidi tu”.
Non ci pensò un attimo. “D´accordo” disse “D´accordo. Adesso aiutami ad uscire e portami in un ospedale: non ce la faccio più.
Gli sondai delicatamente la mente senza che se ne accorgesse e capii che era davvero spaventato e non sarebbe mai più tornato.
Uscimmo dal museo come due vecchi amici, lui appoggiato a me zoppicante, e lo portai in ospedale dove spiegai la sua ferita come un incidente di caccia.
Lo andai a trovare ogni giorno per assicurarmi che guarisse e scomparisse per sempre dalla mia vita.
L´ultimo giorno che lo vidi era già pronto per andarsene, ma mi aveva atteso per salutarmi.
Ne approfittai per fargli una domanda: “Dimmi la verità: perchè hai imbrattato le tele dei musei?”
Sorrise. “Nel mio tempo chi dispone di denaro tende ad annoiarsi. Quindi con un gruppo di amici ci divertiamo a combinare dei piccoli pasticci, che non modifichino però il futuro, tornando nel passato. Vince chi ritorna, con le prove di ciò che ha combinato, nel tempo più breve. Temo che questa volta dovrò anche pagare …..”.
Sorrisi a mia volta pensando che, tutto sommato, il suo futuro non era molto diverso dal nostro presente.
Lo salutai stringendogli la mano che mi offrì. Lui si guardò intorno, non vide nessuno … e non fu più con me.
Sospirai pensando a come avrei fatto a spiegare alla Prefettura che il caso era chiuso e che avrebbero dovuto pagarmi. Decisi che avrei riflettuto davanti ad un boccale di birra.