Avrei voluto calpestare il tuo cadavere ma… Portman
Avrei voluto calpestare il tuo cadavere ma …
Sì, avrei voluto calpestare non una, ma dieci, cento, mille volte il tuo cadavere. Ma… no, non l’ho fatto... o meglio, a dire tutta la verità, non l’ho fatto fisicamente … ma … e se non fosse così?
Biblioteca di Nevin Castle - Blackford (Edimburgo) 4 settembre 2010
Sono sprofondato qui, nella tua poltrona di pelle ormai consunta, allungato verso il crepitante fuoco del caminetto, in un silenzio assordante. Fuori il vento flagella la natura senza posa. Il whisky nella mia mano si è fatto tiepido, naufrago i miei pensieri nel suo biondo liquido. Ho freddo. Sulle mie ginocchia la lettera del Greyfriars Cemetery. Rileggo:
Egregio dottor Ross
Come da accordi la informiamo che il giorno 30 p.v. verrà esumata la salma del Signor Angus Brodie, come da prassi, scaduti i trenta anni dalla sepoltura.
La preghiamo di contattare lo scrivente Ufficio per dettagli e definizioni.
Cordiali saluti.
Trent’anni Brodie, trent’anni. Rabbrividisco. Eccola di nuovo quella fastidiosa amarezza che mi assale quando ti penso, quel tormento infinito della mia anima … vorrei bandirlo, via! Via da me.
Bevo d’un fiato il whisky rimasto, che scende bruciante lungo la gola, svanendo in questa vaga euforia consolatrice. Rimango qui, seduto immobile, sulla tua poltrona, ascoltando i rintocchi delle ore che passano e fissando il fuoco che lentamente va estinguendosi.
Cimitero di Greyfriars - Edimburgo 30 settembre 2010
Hanno sollevato il coperchio della bara, mi sono fatto coraggio, sì, ho alzato gli occhi e ho guardato dentro. Dal buio silenzio sei riapparso. Per un lungo, interminabile secondo ti ho rivisto cosi come eri il giorno in cui ti chiusero in quella bara e scomparisti alla mia vista per sempre. Trent’anni come fosse ieri ...
Un battito di ciglia, e sei svanito, trasformato in miliardi di minuscole particelle colorate e nere che ritornano polvere, solo polvere. Il kilt che ti vestiva, si è dissolto, incolore. Pochi resti rimangono a perpetuare la tua memoria.
Nessuno è qui per te, solo io. Il tuo erede. Anne non è venuta, non ne ha avuto il coraggio, e quando mai lo ha avuto? La sua vita da codarda continua. Come la mia. Saremmo stati perfetti lei ed io se tu non ti fossi frapposto tra noi. Ed ora amico mio ciò che di te rimane è tutto qui, un velo di polvere, nulla di più.
Annuisco agli inservienti e saluto, ora tocca a loro collocarti nel luogo che ti ho destinato per l’eternità. Mi avvio verso l’uscita, camminando lento per godere dello scricchiolio del ghiaino sotto le mie scarpe, e raggiungo l’auto. Ho voglia di piangere.
Austin!
Sussulto e mi volto con la lentezza di un bradipo, ed i miei occhi si posano su Anne, bellissima come sempre in un completo Chanel color cipria ed un leggero foulard grigio perla drappeggiato sulla testa, da cui riccioli scuri sfuggono ribelli. Occhi viola che mi fissano, tristi. Il mio cuore non batte più. Alla fine è venuta.
- Ciao Austin. Ho pensato che non dovessi rimanere solo oggi. Sono arrivata tardi, mi dispiace.
- Ciao Anne. - La mia voce esce a stento. - Non preoccuparti, forse è meglio cosi, grazie di essere venuta. Posso offrirti un tè a casa?
- Grazie, sì volentieri.
Ci avviamo all’auto, le apro galante la portiera, lei sale, ed il suo profumo, mai dimenticato, mi sbaraglia. Sorrido felice, stupidamente pago, e mentre richiudo, penso che, anche se solo per poco, Anne adesso è mia.
Cambridge - Trinity College - luglio 1980
- Congratulazioni dottor Angus Brodie!
- Grazie, congratulazioni anche a te dottor Austin Ross. Finalmente laureati! Hai visto dov’è finita Anne?
- Deve essere con i genitori, è un gran giorno anche per lei. Tu che farai ora?
- Mio padre mi concede una lunga vacanza, che mi sono proprio meritata direi.
- Beato te. Io domani sarò già dietro una scrivania, figurati.
- Il vecchio non molla eh?
- No, non vede l’ora che mi occupi del suo studio, Sir Anthony Ross & Figlio - Avvocati. Vuole godersi la vecchiaia dice. Io vorrei godermi qualcosa d’altro invece. Ma tant’è. Devo pensare al futuro e alla carriera.
- Beh, io ci penserò quando torno.
- Eh già, bravo come sei non avrai difficoltà.
- Vedremo. Forza andiamo a congratularci con Anne.
Nevin Castle – Blackford 30 settembre 2010
- Grazie Finlay, posi pure lì sul tavolo.
- Bene Signore.
Il maggiordomo uscì discretamente dalla stanza non senza un enigmatico sorriso. Finalmente un po’ di colore in tutta questa austerità!
- Vuoi del latte nel tè, Anne?
- No grazie, va bene cosi. Mmmmh molto delicati questi scones.
- Si, Marge è bravissima. Mi vizia.
- Sono con te da tanti anni vero?
- Finlay e Marge furono assunti da mio padre l’anno che ci laureammo. Ricordi?
- Certo, chi può dimenticare? Anni spensierati e un po’ pazzi. A volte ne provo nostalgia.
- Già. - Fisso il mio tè e rimango in silenzio. Non so più che dire. Un nodo mi si è formato in gola. Anne, qui allungata sul divano, rilassata e sorridente. Mi schiarisco la voce.
- Come stai? La famiglia? Di cosa ti occupi ora che Gordon è in pensione?
- Sto bene. E anche la famiglia. I miei figli sono in America ora, mentre Gordon si occupa della tenuta. Io… beh faccio le solite cose, niente di che. E tu?
- Io ho rallentato l’attività con lo studio, largo ai giovani. Mi occupo solo di cause difficili data la mia esperienza e raccolgo il frutto di tutti questi anni di lavoro. Forse mi annoio un po’. Questa vita da gentiluomo di campagna non mi si addice, ma … è così.
- Questo castello forse è un po’ troppo … austero, non pensi?
- Si, a volte, ma … è di Angus e qui è il mio posto.
- A me sembra che tu voglia in qualche maniera espiare non so bene cosa ma… rimanere qui è una tristezza, scusami se te lo dico Austin. Hai una bellissima casa ad Edimburgo, una vita sociale interessante, perché ti seppellisci qui?
- Ma no, che dici? Sono molto felice di stare qui. Angus ne sarebbe felice.
- Angus è morto Austin, fattene una ragione.
- Lo so. Sono solo ancora un po’ scosso da prima, sai quando hanno aperto la bara l’ho rivisto, solo per un attimo è sembrato fosse vivo.
- Austin. Noi siamo cresciuti assieme, è una vita che ti conosco. Sono sicura che qualcosa non va in questo tuo isolamento volontario. E’ ora che ti rassegni. La vita continua.
- Rassegnarmi? Di cosa Anne? Vuoi che mi rassegni al fatto che tu, che amo al di sopra di ogni altra cosa, mi abbia mentito e tenuta nascosta la tua relazione con Angus? Che siate scappati come ladri e abbiate tradito la mia amicizia? Rassegnarmi dici. Non potrò mai rassegnarmi. Mai.
- Eravamo giovani, sciocchi giovani che credevano che il mondo fosse ai loro piedi, che si sono sentiti in diritto di calpestare i sentimenti altrui nel nome della propria felicità. Ti chiedo perdono, so di averti ferito ma ormai il tempo dovrebbe aver medicato questa ferita, non pensi? Deponi la spada. Deponi la spada e ricomincia a vivere. Non seppellirti tra questi sassi.
Mi sono alzato dalla poltrona come punto da mille vespe, sono andato verso la finestra in preda ad una emozione estrema, guardo fuori senza vedere, sono furente. E sibilo:
- Non potrò mai smettere di amarti Anne, finché avrò vita, fino al mio ultimo respiro. Questo è un fatto. Sei stata una codarda. Non ti sei tenuta nemmeno Angus. E Gordon quel poveretto …
- Austin! Adesso basta. Non ti permetto di insultarmi, smettila.
- Smetterla? E perché dovrei? No che non la smetto, sei una codarda, perché anche tu mi ami ma non lo ammetti, sei una codarda!
- Questa conversazione è durata anche troppo. Mi dispiace debba finire cosi tra noi. Sei totalmente in errore, Austin, io amo Gordon. Quello che è successo tra me, te e Angus fa parte di un passato che sarebbe bene rimettere al suo giusto posto. Io ti ho sempre considerato come un fratello, tu sei andato oltre. Sei … sei gretto, vendicativo e rancoroso, non sei l’Austin che conoscevo io.
- E’ colpa tua se sono cosi, solo e unicamente colpa tua!
- Quanto sei miope! Sai cosa c’è che non va in te? Tu sei l’artefice della tua meschina vita, e non aver perdonato Angus ti tormenta, e non avrai pace, non avrai mai pace Austin! Meglio che vada, ora.
- Finlay! Fai accompagnare Lady Ferguson da Arthur a casa.
- Si signore.
E’ uscita furente, non l’ho mai vista cosi, gli occhi come tizzoni ardenti, carichi di disprezzo. Stavolta ho esagerato, l’ho fatta grossa. Come ho potuto?
Studio Legale Sir Anthony Ross & Figlio – Edimburgo ottobre 1990
- Avvocato …
- Sì Claire?
- C’è il dottor Brodie che chiede di vederla.
Ho alzato la testa di scatto dalle carte e ho fissato stupito la mia segretaria.
- Brodie?
- Si avvocato, Sir Angus Brodie.
- Lo faccia passare e cancelli ogni altro appuntamento.
- Bene signore.
Angus è qui. Non ci posso credere! Fisso la porta risoluto e quando entra non mi alzo dalla sedia, non stendo la mano …
- Angus …
- Austin! Scusa se sono qui senza preavviso, ma date le circostanze ho pensato fosse meglio cosi.
- Ne hai di coraggio dopo tutti questi anni.
Mi guarda dritto negli occhi, il mio migliore amico …
- Tu sei il mio migliore amico, con te ho diviso tutto … Ho bisogno del tuo aiuto.
- Te ne sei ricordato un po’ tardi direi. Sì certo abbiamo diviso tutto, anche Anne …
- Anne ha sposato Lord Ferguson.
- Lo so, i Ferguson sono amici di famiglia, ci incontriamo ogni tanto.
- Hai diritto di essere arrabbiato con me. Ma pensaci: la nostra è una storia banale in fondo non ti pare? Il mondo è pieno di storie cosi, non facciamone una tragedia. Eravamo ragazzi!
- C’è solo un piccolo insignificante dettaglio, che io amo Anne, e non amerò nessun’altra nella mia vita. E tu, tu me l’hai portata via. Non ti perdonerò mai.
- Non posso impedirtelo, certo ma ora il motivo per cui sono qui è un altro. Gli affari sono andati male, come sai la Borsa è crollata e io ho perso tutto, ho bisogno di te per favore.
(Haha! Qui ti volevo! Adesso te la faccio pagare! Anzi no, è proprio aiutandoti caro mio che mi vendicherò!)
- Di quanto hai bisogno?
- Trentamila sterline. Te le restituirò quanto prima non aver timore.
- Non ti preoccupare. Non ho problemi ad aspettare. Per un amico … ( sì, l’ho detto con sarcasmo è vero, e mi sono goduto un mondo)
- Grazie, grazie di cuore. Allora mi hai perdonato vero?
- No Angus - ho detto duro - non ti perdono e non ti perdonerò mai!
Uno schiaffo in pieno viso, ecco cosa è stato. Angus si è come accartocciato su se stesso ed è uscito richiudendo piano la porta dietro sé. Godo di questa onnipotenza che le parole mi concedono, quasi avessi diritto di vita e di morte su chiunque. Sì! Voglio vendetta.
Nevin Castle - Blackford 30 settembre 2010
Il suo profumo aleggia ancora nella stanza. Cosa ho fatto? Mi accascio sulla poltrona e il mio sguardo si posa sul tuo ritratto Angus, che mi osserva severo, biasimante. Ma cosa mi è preso? Ho calpestato l’amicizia, la vera amicizia, per il mio stupido orgoglio. E ho fatto di peggio, mi sono eretto a Dio e Giudice nel nome del mio amor proprio ferito.
Ha ragione Anne quando dice che non posso rassegnarmi.
Quando lasciasti lo studio, con in mano le mie trentamila sterline, pensai di averti in pugno. Non saresti riuscito a restituirmele, a me non servivano è vero, ma avrei goduto a mortificarti ogni volta che ne avrei sentito il bisogno, umiliandoti, punendoti, tormentandoti. Mi sarei compiaciuto calpestando metaforicamente il tuo cadavere … ma non l’ho fatto. Non ti ho più rivisto da quel giorno. Non ho potuto. Sei morto due mesi dopo, in un incidente stradale. Una sfortunata fatalità che mi ha privato della vendetta. Non solo. Le trentamila sterline non le avevi mai incassate, ovvio non ne avevi bisogno Sir Angus Brodie, eri ricchissimo, questo castello, le terre, la tua attività a Londra… Non avevi bisogno delle mie trentamila sterline, volevi solo la mia amicizia ed il mio perdono. Eri tornato per quello. Non ti ho concesso nulla.
In fondo, alla fine di questa nostra meschina storia, anche tu hai calpestato il mio cadavere, lasciandomi unico erede di tutta questa fortuna. Lo avevi già deciso, ancor prima del nostro incontro. E adesso sono qui, inchiodato ai ricordi, solo, senza amici, senza una famiglia, ancorato ad un amore che non esiste se non solo nella mia testa. Si caro Angus, ho raccolto quello che ho seminato. Ho tutto e non ho niente. Non riesco a deporre la spada, ed il futuro, il mio futuro mi fa orrore.
Si, avrei voluto calpestare il tuo cadavere, ma … ci ha pensato la vita a presentarmi il conto.
Biblioteca Nevin Castle Blackford 10 dicembre 2010
C’è aria di neve, fra poco sarà sicuramente tutto bianco qui intorno. Tutto tace. Chiudo la finestra. Arthur sarà qui a momenti con i Ferguson, Gordon, Anne ed i figli, ho fatto preparare le stanze, finalmente staremo un po’ assieme.
Mi volto, soffermo il mio sguardo sul tuo ritratto che ho portato qui, nella mia stanza preferita caro Angus, la nostra stanza preferita. Sorrido. Nei prossimi giorni ci sarà movimento a Nevin Castle, si proprio cosi, molto movimento. Ho pensato di invitare i Macbain, i Graham, i Drummond ed i Clanachan. Voglio che diventi una piacevole abitudine per gli anni che verranno avere un po’ di persone attorno. Sì, sono gente comune di Blackford, e allora?
Anne mi ha perdonato, (quale donna resisterebbe a 91 rose rosa, il colore dell’amicizia e dell’affetto …) ed io beh, non ho avuto scelta: o passare il resto della mia vita qui solo a piangermi addosso, o vivere, perdonare e vivere, e sai? Non è stato cosi difficile. No davvero. Ho scelto di vivere. Rimane solo un conto in sospeso ancora, con te. A suo tempo amico mio, a suo tempo. Ah dimenticavo: sto spendendo i tuoi soldi, ti piaccia o no. Che dici? Ah si, il tuo cadavere … non preoccuparti. Calpestare il tuo cadavere non è più la mia priorità, ma …
